Gli zuccheri che proteggono il cuore

Argomento della 415° puntata - 05 maggio 2020

Oggi affrontiamo un argomento apparentemente complesso ricco soprattutto di “ipotesi”, di “se” e di “ma”: andiamo per ordine. Che il cuore sia il muscolo più importante, e tra gli organi fondamentali è perlomeno un punto di partenza che accomuna tutti.

Le cellule cardiache sono caratterizzate dall’impossibilità di rigenerarsi o indurre la loro riparazione in caso di danneggiamento. Non a caso i farmaci che cercano di trattare chi ha avuto un evento spiacevole a carico del cuore, si concentrano nell’evitare ulteriori rischi di danneggiamento alle cellule sane. Tuttavia da qualche anno è noto che nei primi giorni di vita, circa per una settimana, l’eventuale danneggiamento cardiaco può essere riparato, in qualche modo i cardiomiociti, le cellule del cuore, non hanno ancora perso questo tipo di caratteristica.

I ricercatori hanno quindi cercato di comprendere cosa provoca la perdita di questa caratteristica, e la causa sarebbe il tipo di “carburante” utilizzato dai mitocondri delle cellule cardiache. Mentre nei primi giorni di vita (come del resto nella vita intrauterina) viene utilizzato prevalentemente glucosio, ossia uno zucchero semplice, in pochi giorni, anche grazie all’inizio dell’allattamento e quindi con l’introduzione di grassi nel latte materno, la quota di grassi aumenta, inducendo una maggiore produzione di radicali liberi da parte dei mitocondri.

Questa maggiore produzione di radicali liberi compromette, o comunque modifica, il DNA cellulare e pare essere una delle principali cause di perdita di una caratteristica che sarebbe straordinario possedere per tutta la vita.

D.: Ma in che modo questa scoperta potrebbe esserci utile? Non certo mangiando zuccheri immagino!

No, hai ragione, non è mangiando zuccheri che potremmo risolvere la questione. Innanzitutto però è doveroso precisare che sono stati condotti ulteriori test in laboratorio inducendo farmacologicamente l’impossibilità dei mitocondri cardiaci a usare grassi come fonte energetica. E’ stato confermato che questa opzione ha indotto nuovamente lo stimolo rigenerante nei confronti dei cardiomiociti, in qualche modo è come se avessero “riacceso” il processo.

Qui veniamo alla conclusione del ragionamento che, mi preme precisarlo, è solo un deduttivo suggerimento, non certo un dato oggettivo come quelli sin qui esposti. Certamente alimentarsi con gli zuccheri non proteggerà in alcun modo il vostro cuore, essendo i processi indicati estremamente più complessi.
Semmai tutto questo dovrebbe far comprendere quanto complesse e apparentemente distanti possono essere le correlazioni tra il metabolismo energetico e gli effetti a cascata su vari organi, che talvolta non reagiscono allo stesso modo.

Quando quindi vi propongono soluzioni estremamente semplicistiche che agendo sull’alimentazione portano a eliminare del tutto dei prodotti, o indurre reazioni fisiologiche estreme basando la propria alimentazione essenzialmente su poche fonti, non è del tutto noto quali conseguenze possono determinarsi nel lungo periodo in una macchina complessa come l’essere umano. Pertanto l’unica regola che occorre rispettare è quella della varietà e della moderazione nei confronti di tutto, in modo da fornire stimoli quanto più vari possibili. Nel frattempo che la ricerca prosegue con nuove scoperte, non è chiudendosi in pasticceria che risolverete i problemi cardiaci, ma sempre con la “vecchia” attività fisica, anche questa da svolgere con la giusta modalità.


Maggiori approfondimenti: Cardoso, A.C., Lam, N.T., Savla, J.J. et al. Mitochondrial substrate utilization regulates cardiomyocyte cell-cycle progression. Nat Metab 2, 167–178 (2020). https://doi.org/10.1038/s42255-020-0169-x