Danni cerebrali nei giovani in sovrappeso

Argomento della 398° puntata - 07 gennaio 2020:

Il problema del sovrappeso e dell’obesità non accenna a diminuire, complice l’incapacità di seguire un corretto regime alimentare ed essere fisicamente attivi. I danni causati da questa situazione sono enormi, molti dei quali noti a tutti. Purtroppo continuiamo a perseverare con un atteggiamento politicamente corretto, dove segnalare i problemi del sovrappeso viene scambiato per una forma di discriminazione o bullismo, soprattutto quando riguarda le fasce più giovani della popolazione.

Purtroppo invece, stando ai dati che giungono da una recente ricerca su un campione di circa 120 adolescenti divisi in due gruppi, uno di obesi e l’altro di normopeso, di età compresa fra i 12 e i 16 anni, emerge a seguito di una risonanza magnetica come il corpo calloso (una struttura anatomica di tipo nervoso che collega i due emisferi del cervello) presenti una netta compromissione nei soggetti obesi malgrado la loro giovane età.

Le cause sarebbero da ricercare nella condizione infiammatoria indotta dal sovrappeso, capace di danneggiare anche le strutture nervose. I medesimi danni riportati a carico del corpo calloso si evidenziano anche in una zona del cervello correlata con il controllo emotivo e i meccanismi di ricompensa. Questo significa compromettere le funzioni cognitive, emotive e legate al controllo dell’appetito.

L’intero problema si sviluppa sotto l’influenza di 2 ormoni di cui spesso si sente parlare, la leptina prodotta dal tessuto adiposo, che dovrebbe inviare segnali di sazietà ai centri nervosi inducendo a smettere di mangiare, e l’insulina, prodotta dal pancreas, che oltre a innescare la regolazione degli zuccheri circolanti, ha anch’essa un ruolo nella riduzione del senso dell’appetito. Purtroppo nelle condizioni di sovrappeso si innescano due meccanismi di resistenza nei confronti di entrambi questi ormoni che, oltre a una serie di problemi a cascata, generano l’incapacità di regolare l’appetito, innescano uno stato infiammatorio, e agiscono (soprattutto l’insulina) direttamente nella generazione del problema descritto.

D. Considerato questi e tutti gli altri problemi tipici del sovrappeso in giovane età, non dovrebbero essere pediatri e medici di famiglia a suggerire come comportarsi ai genitori?

Quello che dici è assolutamente corretto, in un mondo ideale dovrebbe essere un compito legato proprio a queste figure. Il problema è che in molte zone del Paese il sovrappeso dei figli è ancora visto come sinonimo di “buona salute”, viene “incoraggiato”, e in ogni caso vi è un atteggiamento di negazione da parte del genitore con figli in sovrappeso. Non si pensa alla salvaguardia del figlio ma ci si sente perfino sotto accusa, si nega l’evidenza e talvolta vi è una assoluta distorsione della realtà. Non dimentichiamoci inoltre che quasi sempre il figlio obeso ha genitori obesi. Tralasciando i pochissimi casi in cui le cause sono di natura organica, certamente dovrebbe essere la famiglia la prima a intervenire, non pochi sono i casi in cui invece addirittura si preferisce cambiare medico o pediatra perché ritenuto incompetente proprio a causa di questo genere di consigli.

La prevenzione in tal caso passa da un cambiamento culturale e di presa di consapevolezza, cui spero nel nostro piccolo possiamo contribuire anche noi.

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