Allenamento e materia grigia

Argomento della 402° puntata - 4 febbraio 2020:

Che l’attività fisica faccia bene al fisico è cosa nota, talvolta ci si dimentica anche di tutti gli altri vantaggi che comporta, uno in particolare è emerso da uno studio pubblicato di recente e condotto nella sede tedesca della Mayo Clinic specializzato nella ricerca sulle malattie neurodegenerative. Lo studio ha coinvolto oltre 2000 persone per un periodo di 15 anni associando il progressi nel miglioramento della performance cardiocircolatoria rispetto alla risposta da parte della materia grigia del cervello. Senza entrare nel dettaglio, il cervello è rappresentato da materia grigia e materia bianca, con funzioni e caratteristiche differenti.

La materia grigia, o meglio il suo aumento in termini di volume, sembra essere fortemente correlata col picco di impiego dell’ossigeno, fattore di enorme importanza essendo la materia grigia correlata con le abilità di tipo cognitivo, quindi importante non solo nel loro miglioramento, ma anche nell’inevitabile decadimento tipico della vita anziana.

Secondo i risultati dello studio quindi, il miglioramento delle performance di tipo aerobico, è direttamente correlato con il contrasto nella degenerazione della materia grigia, fenomeno tra l’altro tipico di alcune malattie gravi come l’Alzhaimer. Questo non significa che rispetto a tale morbo esista una possibilità terapeutica diretta per tramite dell’attività fisica, ma che certamente il lavoro aerobico si inserisce in uno dei tasselli che possono comporre un quadro terapeutico futuro.

Tralasciando aspetti patologici come questo, è invece incontrovertibile come questa correlazione possa aiutare nello sviluppo e miglioramento di funzioni cognitive in una prima fase della vita (e del resto la correlazione tra sviluppo cognitivo e attività fisica anche nell’infanzia è cosa nota), ma si rivela altrettanto utile in fase senile, anche nel mantenimento di una efficiente rete vascolare a supporto delle strutture cerebrali.

D.: Hai parlato di lavoro aerobico, questo significa quindi che non tutte le attività si equivalgono per questo scopo?

Esattamente, le attività fisiche non sono tutte uguali e di conseguenza non determinano analogo tipo di adattamento. I miglioramenti che ho citato sono stati riscontrati con quegli allenamenti che richiedono un grande consumo di ossigeno e che migliorano quindi i parametri correlati ad allenamenti di resistenza.

Senza nulla togliere alle prerogative di altro tipo di allenamento, è il lavoro continuo come la corsa, il ciclismo, e attività simili a incidere in modo realmente significativo riguardo questo tipo di vantaggi, in altri termini tutto quello che comunemente rientra nella definizione di “cardiofitness”.

Il tutto può essere ulteriormente ottimizzato seguendo una serie di altre regole che, a loro volta, hanno ricadute duplici, oltre che sull’efficienza cognitiva anche su quella fisica:

– Evitare il fumo
– Migliorare la propria alimentazione
– Ridurre il proprio peso corporeo entro limiti di normalità
– Controllare la propria pressione sanguigna e il colesterolo
– Ridurre l’introito di carboidrati e quindi anche i livelli glicemici.

Tutti fattori che sono strettamente correlati con l’attività fisica e che a cascata determinano dei miglioramenti.

Maggiori info: https://www.mayoclinicproceedings.org/article/S0025-6196(19)30522-1/fulltext