Storie di infarto cardiaco, carnitina, doping e medici antiquati

Leggevo qualche giorno fa sulla bacheca di un mio contatto i benefici della somministrazioni di testosterone e di quanto siano bigotti i medici a non volerlo prescrivere. A conferma di questa teoria l’immancabile link ad un articolo su PubMed che, come il nero, va bene su tutto, soprattutto se ci si ferma al titolo degli articoli (del resto anche il nero snellisce, ma non fa miracoli).

Non importa questionare su quale dei miei contatti abbia postato questa osservazione, perché è un concetto che sento centinaia di volte al mese, con termini diversi, articoli diversi, ma con un succo del discorso che è sempre lo stesso: non è vero che iniettarsi fa male, sono i medici che non si aggiornano. Frase che esce in questo modo dalla bocca, ma che nel pensiero di chi la formula è: “Vorrei doparmi, anzi quasi quasi lo faccio… dici che fa male? Ma no! Sono i medici che non ne capiscono nulla, ora lo scrivo su Facebook così prendo coraggio“.

Il problema di questi ragionamenti risiede dietro una sostanziale mancanza di conoscenza, che viene sostituita dalla semplificazione estrema, e quindi partendo dal titolo di un articolo, si giunge a formulare una soluzione per se stessi e screditare chi ha trascorso anni per una laurea in medicina. Si guarda al tassello e non all’insieme del puzzle, a tutti i “se”, i “quanto”, i “quando”, ecc.

Accade col doping, figurarsi con gli allenamenti, con il cibo o con gli integratori. Ecco proprio un integratore voglio prendere come esempio per spiegare meglio il concetto: la carnitina. Sebbene sia apparentemente un integratore meno “famoso” di tanti altri, si calcola che oltre il 61% dei bodybuilder ne faccia uso in modo inopportuno e spropositato1.

Della carnitina sappiamo tante cose, ma non abbiamo “certezza” di nulla relativamente ai benefici che può avere nella prestazione atletica, nel senso che non vi sono pietre tombali sulla sua efficacia soprattutto in direzione dimagrante (quindi di utilizzo dei grassi, di definizione muscolare, ciascuno valuti la definizione che vuol dare, sappiamo tutti le speranze di chi assume carnitina quali sono).

La carnitina viene perfino prescritta nelle persone che devono migliorare il quadro lipidico in termini preventivi rispetto alle problematiche cardiache e si rivela utile proprio per il mantenimento della salute cardiovascolare. E’ possibile trovare tutti gli articoli a sostegno con una semplice ricerca. La logica e semplicistica conseguenza dovrebbe essere, se la carnitina è utile nelle problematiche cardiache e nella loro prevenzione (e lo dice anche PubMed), dato che potrebbe aiutare anche nel “dimagrimento”… allora tanto vale assumerla, perché nel peggiore dei casi “male non fa… anzi”.

Potrebbe capitare però il mio medico me ne sconsigli l’utilizzo, ecco la facile costruzione del pensiero “quel bigotto del mio medico, che peraltro è in sovrappeso, non si aggiorna e non ne capisce nulla, ora vado in farmacia e la prendo ugualmente“.

Qui scatta un grosso ma… la trimetilammina (TMA) è tra le principali cause dell’insorgenza dell’aterosclerosi, con tutte le potenziali avverse conseguenze, inclusa la morte del soggetto per la possibile conseguente ischemia (infarto). Il rischio si concretizza quando la TMA diviene TMAO (ossido di trimetilammina), incrementando sino a triplicarlo il rischio di eventi cardiaci avversi nei soggetti con livelli più alti della media2 . La conversione da TMA a TMAO vede il ruolo centrale dei batteri intestinali (microbiota) che impiegano L-carnitina come substrato di partenza producendo (con una serie di reazioni che coinvolgono anche altre strutture) TMAO come risultato del processo.

Esistendo centinaia di specie batteriche intestinali, il ruolo e il processo sopra descritto è connesso a specifiche specie batteriche, le quali possono differire da individuo a individuo in modo considerevole come conseguenze di varia natura, e tra queste anche sulla base della comune alimentazione sostenuta dal soggetto. Ad esempio nei vegani e vegetariani un differente microbiota induce in maniera assai meno importante i rischi connessi alla L-carnitina, perlomeno fin tanto non dovessero decidere di modificare la loro alimentazione.

Ecco che il medesimo prodotto può essere positivo o negativo sul medesimo organo bersaglio: il cuore, il mio medico lo sapeva, io (pur avendo letto su PubMed quanto bene faccia la carnitina magari lo ignoravo, ergo… non è il medico bigotto, ma io ignorante e saccente!)

Anche questa descrizione è una evidente semplificazione, perché già in questo modo il post è talmente lungo che rischia di non esser letto, figurarsi addentrandosi nei dettagli e nei processi fisiologici (che in ogni caso non sono segreti e potete agevolmente reperire).

Pertanto, prima di leggere un titolo (neppure l’articolo che segue, solo il titolo) per poi ergersi al di sopra di una intera categoria professionale… prendetela questa laurea in medicina, se ci sono riusciti quei bigotti che ora hanno il camice bianco, per voi sarà una passeggiata!

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1 Karimian J, Esfahani PS., Supplement consumption in body builder athletes.J Res Med Sci. 2011 Oct;16(10):1347-53.
2 W. H. Wilson Tang et al., Intestinal microbial metabolism of phosphatidylcholine and cardiovascular risk., N Engl J Med. 2013 Apr 25;368(17):1575-84

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