La crisi colpisce il settore del fitness

Leggo sul sito dell’ANSA che anche nel settore del fitness si è abbattuta la scure della crisi, con un calo nelle iscrizioni che (a novembre 2012) segnava un calo di circa il 40%. Da un lato mi chiedo se sia vero dato che, pur di dare informazioni sensazionalistiche, anche il giornalismo si converte sempre più al “modello Lercio” cercando di spararle grosse pur di avere qualche click. Un po’ come sull’huffington post dove a settembre si esce con un articolo dal titolo “la prima colazione salva il cuore” e qualche mese più tardi “la prima colazione non è il pasto più importante della giornata“.

Ma posto che la notizia sia vera, e questo drastico calo reale, vorrei ricordare che i soldi risparmiati sull’attività fisica rappresentano l’unico investimento al contrario che si possa fare, ossia i soldi risparmiati oggi saranno spesi con gli interessi in medicine nella fase adulta e anziana della vita, poichè l’attività fisica è una delle migliori e più efficaci armi di prevenzione rispetto a pressoché tutte le patologie, soprattutto quelle gravi.

In secondo luogo vorrei ricordare che se avessimo una classe politica degna di questo nome (e non mi riferisco solo a quella attuale, ma praticamente a tutti coloro hanno governato negli ultimi decenni) una classe politica che pensa alle prossime generazioni piuttosto che alle prossime elezioni, farebbero scelte completamente diverse. Tanto per dare qualche numero, come altre volte ho detto, ciascuna persona che subisce un infarto ha un costo di 7.450 euro che ricadono sulla collettività. Considerando che in Italia il numero di infarti annui è nell’ordine di 120.000 casi (trend in crescita), e avendo dati certi sul potenziale preventivo dell’attività fisica, avete idea di quante palestre si potrebbero costruire con un importo simile? Quanti posti di lavoro si potrebbero creare (oltre a prevenire un numero enorme di infarti e non solo)?

Ma nessuno sembra remare nella giusta direzione. Non lo fa la classe politica, non lo fanno molti professionisti, che (come nell’articolo sopra linkato) continuano a raccontare la storiella di allenarsi in casa con le bottiglie dell’acqua, di fare qualche rampa di scale e di parcheggiare l’auto un po’ più lontano. Tutti consigli ottimi per gli 80enni sedentari, ma assolutamente sottodimensionati per il resto della popolazione.

Purtroppo non remano nella giusta direzione neppure molti operatori del fitness, e molti sportivi (o sedicenti tali) che continuano a martellare sul fitness solo in direzione estetica, esaltando sempre e solo tale aspetto. Meravigliandosi poi se le persone si iscrivono in palestra solo a giugno con l’aspettativa (assurda) di arrivare in forma sulla spiaggia. Se continuate a consigliare il fitness allo stesso modo con il quale una estetista consiglia di rifare lo smalto alle unghie, anche voi non potete stupirvi se le “persone comuni” continuano a non comprenderne i reali vantaggi e i principali benefici. Poi qualcuno ancora mi chiede perchè me la prendo sempre tanto con chi si preoccupa dei risultati estetici trascurando gli aspetti funzionali!

Alla fine ne fanno le spese un po’ tutti, i sedentari che restano tali, gli imprenditori del fitness con un calo di iscritti, e la collettività con un aggravio di spese per la sanità pubblica. La frittata è fatta!

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