Doping: tra steroidi e stereotipi

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Qualche sera fa è andata in onda una puntata di Lucignolo (format di Italia1) nel corso della quale con una telecamera nascosta veniva “beccato” un sedicente personal trainer intento a spacciare un po’ di anabolizzanti (il video completo è a fondo pagina). La notizia ha fatto scalpore, rilanciata decine di volte anche su FaceBook, neanche fosse lo scoop dell’anno, un caso isolato scoperto dopo mesi di giornalismo investigativo. Si tratta invece della norma, di quanto accade in numerosissime palestre, dove gli anabolizzanti girano con la stessa facilità con la quale si può comprare una bottiglia di Gatorade e con un costo che è solo di poco maggiore. Ripeto, non vedo dove sia lo scoop, al massimo si tratta di un segreto di Pulcinella.

Tutti a indignarsi e a puntare il dito. Certo il doping è sicuramente deprecabile, e chi mette a repentaglio la sua vita solo per essere il più grosso in spiaggia o in palestra, per quanto mi riguarda è solo un povero idiota. Già la vita è breve, i rischi che corriamo ogni giorno sempre più elevati, accelerare l’incontro con la morte per la propria vanità lo trovo davvero stupido.

Dal mio opinabile e discutibile punto di vista quindi non mi indigno di un simile scoop, altrimenti dovrei indignarmi ogni volta che vedo qualcuno fumare una sigaretta dietro l’altra. Scoprire che nelle palestre circolano gli anabolizzanti è come stupirsi che nei centri massaggi gestiti da cinesi non ci si vada esattamente per un massaggio. Non vedo dove sia lo scoop. Il doping è diffuso capillarmente, e se uno avesse voglia di studiare il problema, con l’esclusione di chi lo adopera per raggiungere livelli di vertice nello sport (quindi fama e denaro), la restante parte dei dopati è per lo più gente insicura e ignorante che pensa di colmare le sue insicurezze con un pettorale più grosso, a costo di rimetterci le penne.

Ripeto, non mi indigno, non mi stupisco, non sobbalzo sulla sedia nel vedere il video. Anzi, quasi mi dispiace per quel povero fesso di uno spacciatore di anabolizzanti che viene fermato dai carabinieri per essere funzionale all’audience di una trasmissione televisiva.

Quello che davvero mi rammarica è che questo genere di servizi aumentano solo lo stereotipo del bodybuilder dopato, che per fortuna non è assolutamente una condizione comune, invece di fare luce su cosa sia davvero il doping, e quali rischi risiedano nell’abuso di sostanze anabolizzanti. Di stereotipo in stereotipo non posso non notare la difesa del personal trainer/spacciatore, che come tutti i sottodotati (cerebralmente parlando) afferma che doparsi sia come mangiare del salame ogni giorno, e che i rischi di morte (sue parole testuali) siano da dimostrare, e prosegue (sempre testualmente) dicendo che è “tutto da vedere” che gli anabolizzanti aumentino il rischio di eventi cardiaci fatali. Sono gli stessi che poi quando un loro amico bombato come un uovo schiatta per un infarto, dicono che nel referto dell’autopsia non era scritto “infarto per doping” ma “infarto” e basta, e l’infarto può venire a tutti.

A me indigna l’ignoranza di chi leggendo due giornaletti e le chiacchiere di qualche amico che si e no ha concluso la seconda media, pensa di saperne più di un ricercatore, di un medico, di un endocrinologo. E’ l’ignoranza che non tollero, e l’arroganza dell’ignorante che mi indigna. Poi ciascuno è libero di decidere di che morte morire, che sia col doping, con l’eroina, con l’alcool, col fumo o con i grassi saturi e la sedentarietà. Ma la stupidità mista all’arroganza e all’ipocrisia non la sopporto.

Poi riguardo le foto della protagonista iniziale del filmato. Quella che alla domanda secca “tu sei natural o prendi degli steroidi?” non riesce a rispondere “sono natural“, ma fa un giro di parole, risponde ad una domanda con una domanda “secondo te? mi vedi come una donna o un uomo?“. Non mi indigna il doping, mi indignano queste risposte che non significano nulla. Non so se la protagonista iniziale sia dopata o meno, di sicuro spalle e quadricipiti di quelle dimensioni e con quella definizione io li ho visti si e no sul 2% degli uomini che incontro, e parlo del 2% di quelli che si allenano con grinta e costanza fuori dalla norma. Ciascuno tragga le sue conclusioni, personalmente l’ultima cosa che cerco è una querela. Tutto il resto son chiacchiere e questo modo di affrontare il problema, piuttosto che prevenire l’uso di anabolizzanti, diventa un alibi per chi cerca solo una scusa in più per restare seduto in poltrona a ipertrofizzare la sua pigrizia.

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